giovedì 9 luglio 2009
A me mancano gli argini
venerdì 3 luglio 2009
Il gusto di ieri
Voglio solo che questa giornata finisca. Voglio soltanto riuscire a dormire. Non sognare niente, se possibile. Niente. Non voglio niente.
Il paesaggio tutto attorno è composto da alberi grandi che si stagliano nel vuoto ed i rami attaccati sembrano uncini e le fronde impiccati. Tutto quanto mi appare come fossi in un film ma dove io non sono l’attore principale e non prenderò mai un oscar o nemmeno un premio speciale, anzi forse muoio ancora prima della fine dei titoli di testa, quando tutti sono ancora in bagno a pisciare, oppure dietro il bancone dell’atrio del cinema, a comprare i pop corn.
Un aereo irrompe da dietro una gigantesca nuvola nera.
Lo guardo e mi concentro. Non riesco a farlo precipitare sulla mia testa e la frustrazione che provo ha un qualcosa di tenero e viscerale, come quando mi capita di non riuscire a sapere come affrontare le cose ed allora semplicemente le ignoro.
L’acqua mi cola copiosa sulla faccia ed io mi sento nel posto sbagliato e la sensazione mi conforta e mi avvolge.
Ci sei tu dappertutto e le voci del tempo ed odori che mi riportano indietro,ma questa volta mi pizzicano soltanto. Mentre vomito allusioni che non riesco mai a rendere abbastanza plausibili, un uomo sul palco dice che fa male qualcosa che non riesco a capire e la sua chitarra mi gratta lo sterno. Tutti quanti urlano e fanno finta di capirci qualcosa, forse perché sono ancora lontani dall’età della consapevolezza che niente di niente ha in realtà nessun senso e che questo comunque non è neanche poi così male.
Prendo una birra che ha un pessimo sapore e la pago quattro euro.
Spruzzo autan addosso ad una tizia e la cosa mi fa ridere e allora le sorrido chiedendole scusa, lei nemmeno risponde e rimane soltanto a fissarmi come se fossi una persona orribile ed io mi chiedo come diavolo faccia a saperlo.
Le zanzare non mordono.
La mia amica è dipinta di abitudine. Lei dice quello che io mi aspetto che dica ed io faccio altrettanto.
La musica non mi piace, forse perché niente mi emoziona o mi stimola più.
Un altro aereo sbuca da un’altra nuvola nera. Strizzo gli occhi e cerco di tirarlo giù. Quello niente. Sparo fili di acciaio dagli occhi. Il rombo di un tuono si mescola con la chitarra distorta che ascolto. Ha smesso di piovere. Domani devo fare qualcosa. Ogni giorno, dico ogni giorno lo stesso. Poi mi passa e nemmeno mi ricordo chi sono. Uno specchio riflette il volto di una persona che mi somiglia ed io mi chiedo come ho fatto a precipitare così in basso. Io lo chiedo a me stesso anche se già conosco la risposta. La risposta è non importa. Domani, domani succederà qualcosa di fondamentale. Non ci credo nemmeno io però aspetto. Aspetto di trovare ancora qualche parola da ingoiare come acido solforico ed intanto la noia non muore e si mangia ogni cosa.
Mentre mastico il mio tempo quello ha perso il gusto di una volta come gomma da masticare che ho succhiato e che non riesco più a sputare.
lunedì 29 giugno 2009
Il diritto all'oblio
lunedì 22 giugno 2009
venerdì 12 giugno 2009
Stradasfanculo
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Il mio ritorno a casa è una scoraggiante coda di tritone composta da auto roventi che scivolano troppo lentamente sopra un tappeto rullante di grigio viscido asfalto che evapora all’orizzonte. Mentre ascolto la musica di radio flash 97.6,da oggi disponibile anche in streaming e sul digitale terrestre,si procede così lentamente che riesco a registrare particolari del paesaggio che non avrei mai notato; c’è un bimbo alla fabbrica dei marmi che mi fissa mentre lecca un ghiacciolo, ci sono cani sul tetto, grandi cani mastini con sguardi minacciosi e lingue che penzolano da un lato come impiccati oscillanti dai rami di alberi, cani sul tetto, non capisco, cani sbavanti. C’è un incidente più avanti, sicuro sputato è così, quando sulla strada provinciale per Susa si procede come in un lungo corteo funebre, a passo d’uomo zoppo, puoi giocarti il tuo flaccido culo che due o più stronzi si sono schiantati o qualcosa del genere. La sirena dell’ambulanza mi conferma che è come pensavo. Io intanto ho la nausea e la musica che passa la radio non mi piace per niente.Ho la testa che mi scoppia e dovrei smettere di fumare, o almeno riuscire a trovare un sistema diverso per odiare me stesso. Strizzo gli occhi e mi copro le tempie con entrambe le mani.Il rumore dei clacson è insopportabile. Tutto quanto lo è, insopportabile e brutto. Sono vittima delle mie ossessioni: tutto ciò che mi resta. Guardo dallo specchietto retrovisore la macchina dietro la mia,li dentro al posto di guida è seduta una donna sui quaranta né brutta né bella che ascolta con composta rassegnazione quello che le dice la donna al suo fianco, probabilmente la madre. La ascolta e annuisce ogni tanto. Ha gli occhi celesti e la morte nel cuore, come tutti quanti. Mi chiedo se anche lei ha cercato qualcosa di sè nello sguardo degli altri e se dopo aver allevato teneramente illusioni dolcissime, ha visto un giorno qualunque i suoi sogni martoriati, decapitati e sgozzati ai suoi piedi. Se è rimasta anche lei ad affondare completamente in pozzanghere di recriminazioni e follia. Quando qualcuno che hai amato improvvisamente ti uccide tu poi dopo devi a tua volta essere capace di fare altrettanto. Devi imparare ad odiare chi hai amato e dopo ti ha ucciso. Devi prendere la mira e sparare. Puntare diritto al suo cuore invisibile che sfuma in dissolvenza incrociata e premere il grilletto. Con proiettili imbottiti di polvere da sparo e realtà. Bang, tutto qua. Alla radio c'è uno che dice che la tizia che ha appena cantato ha problemi di deambulazione.A seguito di un incidente stradale, lei stava in bici ed un SUV ha provato a passarle attraverso. Sente i suoni distorti ed ha anche problemi con la luce, dice il tizio alla radio. Lascia sottoindendere che la vita sia comunque sempre fantastica. E che le donne sanno fare cose incredibili con la bocca. Quando ritorno a guardare davanti il lungo serpente di lamiera e catrame di cui faccio parte è avanzato di un paio di metri,io non ho voglia di andare più avanti ma non posso fare altrimenti perchè sarebbe troppo difficile da spiegare al resto dell'umanità. Resterò per sempre bloccato qui in questa dannata coda e la mia vita sarà più o meno uguale a come è stata fino ad ora, penso. Non ho voglia di fare niente ed ho caldo. Alzo il finestrino ed il volume dell’autoradio,poi caccio un urlo disperato lungo diversi intensi secondi che mi fa sanguinare le orecchie. Adesso mi sento decisamente meglio, riabbasso il finestrino. Non ho l’aria condizionata, chissà quando mi arriva l’auto nuova con l’aria condizionata. Con l’aria condizionata ed una linea moderna e accattivante e tutte le altre cose che mi consentiranno di avere una vita migliore e di non impazzire. Certe volte le cose che non riesco a dimenticare, sono le stesse che non sono mai riuscite a ricordarsi di me.
martedì 9 giugno 2009
Che noia, che barba
mercoledì 3 giugno 2009
Il figlio segreto del presidente
Ok, mamma. Credo di aver capito.
Ora caro, puoi tornare a giocare con i tuoi trenini. Spero che le cose tra di noi restino come sempre, dopo questa cosa che ti ho detto. Cos'è quella, una pistola ad acqua? Perchè la tieni puntata contro la mamma? Dai lo sai caro che non posso bagnarmi con l'artrosi e tutto. Non è divertente! Che significa questo? E' uno scherzo vero? Metti giù quella pist....
BANG.

