Ti avvicini indossando un sorriso micidiale e poi soffi, tu non parli, soffi via le parole dalla bocca: gentilmente, mi faresti accendere? Io dico: ouch, e ci metto davvero troppo tempo a tirare fuori l'accendino. Finalmente lo trovo, ce l'ho in pugno, tutto quanto sotto controllo, provo a strofinare e, quando mi accorgo che tu mi osservi con una decisivamente perplessa tonalità nello sguardo, io mi rendo conto che l'ho agguantato, si ma dalla parte sbagliata!
Tu resti. Sempre. In circolazione. Galleggi nell'atmosfera, in orbita ellittica perpetua attorno al mio mondo, come fossi un satellite in protratta avaria. Hai lo sguardo spaurito di chi non ha ancora capito quale sia il proprio posto preciso nel pianeta. Anche tu. Tu sei neve da bere. I tuoi tacchi, tu ci abiti sopra come fossero trampoli. Strascichi i tuoi passi senza un disegno apparente e mentre cammini inscespichi continuamente. Ti aggrappi a me per non cadere e poi mi chiedi scusa, mi ringrazi, arrossisci. Tieni gli occhi sempre bassi e tormenti i tuoi estenuanti spaghi cimotrici. Tu e i tuoi gesti atti a districare tricoliptosi. Bevi a piccoli sorsi, ma quando mi volto il tuo bicchiere è diventato il contrario di pieno. Sei talmente nervosa che scoprirti così a me fa rilassare. Io ti guardo negli occhi quando tu guardi nei miei e ci vedo riflesso un lago di montagna. Chissà tu cosa vedi nei miei. Io attraverso col pensiero paludi e specchi di acqua fresca da bere, riverberi sgraziati e increspature macchiate dalle ombre di fronde di alberi che sanno di muschio, come raggi di sole che squarciano il bosco. Per tutto il resto del tempo non riesco a fare altro che pensare al solco che divide il tuo seno sinistro da quello destro. Mi faccio domande inutili (esistono domande utili?), ad esempio: ci si può innamorare di un particolare di una persona, invece che di tutta quanta una persona intera? Forse funziona che all'inizio si viene folgorati da una piccola, minuscola (per modo di dire) cosa e poi quella ti entra dentro e come una metastasi si espande a riempire poi tutto il tuo tempo. Io quando mi sento così ho l'impressione di essere salvo e in pericolo allo stesso tempo. Ho paura. Di perdere. Tutto. L'eventualità che questa sensazione svanisca mi profonde, al tempo stesso, anche un enorme sollievo. Vorrei avere il coraggio di dirti, temo che non avrò il coraggio di evitare di farlo, che ho moltissima voglia di fare l'amore con te. Ho bisogno di far finta di provare a staccare coi denti i tuoi bruni bottoni di carne, di restare ad ascoltarti mentre trattieni i tuoi fremiti per il timore di risultare inopportunamente onesta e sincera, di annusare l'odore di sudore e saliva quando è sul punto di salire a impregnare le pareti e i soffitti. Ho anche timore di restare perchè nulla mai resta veramente, a parte la lama che inghiotte la gola e lo stomaco. A parte il gusto di cicoria bollita nel petto mentre il petto mi batte come un tamburo bucato. A parte i pensieri che ricamo nella testa e non riesco mai a trattenere. Loro colano lentamente fuori dal cuore, come resina di intenso e piacevolmente crudo dolore. A parte le parole che non sono mai soltanto parole. A parte che adesso io ho sete, tu sei neve da bere.
lunedì 14 settembre 2009
Tu sei neve da bere
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non sono io:è solo uno specchio
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5 commenti:
Folletti, sei forse l'unico uomo di questa terra capace di lasciarmi senza parole con ciò che scrivi.
Non lasciare mai che quella roba che ti permette di scrivere queste cose finisca.
Ma grazie gramigna!! era un complimento, no? :-)
Direi.
Se hai della roba che permette a tutti di scrivere cosi', dovresti dividerla caro Folletti e darcene un po'. Ma l'ironia di Gramigna credo che sia solo ottima ironia perchè credo fermamente che tu dovresti scrivere per davvero e non solo sul blog. Vedi di finire quel cazzo di libro che se in qualche sua pagina c'è solo un accenno di come hai scritto qui allora deve essere un bellissimo libro.
Mi sorge un dubbio sulla tricoliptosi. Vado a googolare un po' e vedere il significato. Certo che ne usi tu parole difficili :)
Stammi bene Folletti!
Di ogni vissuto qualcosa resta: regna in chissà quale angolo dell'io. e ci mette in rapporto diretto con la vita. e ci accorgiamo di non possedere nulla se non un corpo e un cuore. che ha sete. gli permetteremo di dissetarsi? :-)....
Ciao
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