venerdì 23 gennaio 2009

La spesa

Perchè tutti quanti abbiamo bisogno di consumarci
Il cielo si sta lentamente caricando di tutta l’ elettricità che gli serve per fare quello che deve. Ha il colore azzurroscurogrigio del contorno del cielo, una cornice quasi completamente priva di sfumature; le montagne sono scomparse, ma è solo un illusione ottica,o qualcosa del genere,no anzi, è dio che se l’è mangiate, o forse non sono mai esistite, e dio non ha bisogno di mangiare, o di fare qualsiasi altra cosa.
Fa ancora troppo freddo, fa. Un freddo insopportabile,irriverente, incomprensibile.
Fuori c’è il vento che ti sferza con violenza il viso e le parti del corpo che lasci colpevolmente prive di copertura, come ad esempio le mani ed il cuore.
Le folate di aria gelida ti assalgono ovunque: appena esci sulla soglia di casa,sugli scalini dell’ufficio, fuori nel piazzale dei carrelli al supermercato.
Mi piace andare a fare la spesa, ogni tanto. Mescolarmi con gli altri disperati frequentatori del mondo, simulare partecipazione e controllo. Partecipazione e controllo. Partecipazione e controllo. Faccio finta di valutare con cura il rapporto qualità prezzo dei prodotti, in realtà osservo, avendo cura di non farmi scoprire, il nichilismo concettuale delle altrui esistenze incrociarsi casualmente con la mia,anche se solo per qualche istante.
Ascolto pezzi dei discorsi degli altri clienti,non persone, non uomini, non donne, ma clienti: voraci,volgari,insulsi servi, coi loro marci sorrisi e la loro patetica ingenua convinzione di avere importanza come esseri umani. Consumatori, esattamente come me.
Le loro conversazioni sono assorbite da quella massa viscida e schifosa che sta dentro la mia calotta cranica, per poi essere automaticamente assemblate, in rigoroso ordine casuale, e infine diventare pensieri che rimbalzano senza controllo, non capisco né come né dove, come palle magiche colorate psichedeliche senza un briciolo di dignità o di coraggio.
hey Luca, per stasera avrei voglia di assaggiare un bel
cazzo, ho risposto che non doveva azzardarsi a darmi
del pane, un chilo e mezzo ben cotto e ancora
scuse, soltanto scuse diglielo che non hai intenzione di
andare a pagare………
Sono tutti quanti matti.
I politici, i giornalisti, i magistrati, i cadaveri, i papi, tutti quanti a ripetere le stesse cose da milioni di anni,a parte i cadaveri, quelli restano immobili ad ascoltare e marcire.
D’altronde, una menzogna ripetuta molte volte non fa che diventare più vera di una qualsiasi assoluta verità tenuta soltanto per sé.
Alla fine chiunque finisce per forza ad arrivare a pensare che in qualche modo abbiano tutti quanti in effetti ragione, ma in realtà non è affatto così.
Non hanno ragione.
Nessuno ha ragione.
A parte i cadaveri, intendo.
Quelli hanno sempre ragione.
Prendo in mano una latta di pelati,ed in questo momento mi sembra quella della zuppa di Andy Wharol e dagli altoparlanti attacca improvvisamente quel pezzo famoso dei Ramones,quello che fa baby I love youuu, e trovo che sia strano questo, perché in effetti devo aver letto da qualche parte che proprio quel frocio sempre strafatto di lsd fu uno dei primi a scoprirli quando nessuno sapeva nemmeno chi erano, e improvvisamente tutti quanti nel supermercato mi sembrano felici e vedo giustizia,bellezza e perfezione ovunque.
Anche se poi penso che con tutta la sua vita di eccessi alla fine Andy Wharol è morto per una complicanza a seguito di una banale operazione di cistifellea, e allora mi viene l'angoscia e tutto ritorna intollerabile e impossibile da digerire.
Ci metto un tempo incredibilmente lungo a leggere tutte le informazioni sovraimpresse sull’etichetta del barattolo, poi lo rigiro, lo stringo forte al petto, mi sanguinano le dita, ma in quel momento nemmeno ci faccio caso e mi viene soltanto da piangere, ma invece scoppio in una fragorosa risata.
Nessuno si gira,o mostra di accorgersi del fatto che io stia ridendo da solo in un supermercato con una scatola di pomodori in mano, ed allora la smetto.
Senza un pubblico qualsiasi cosa diventa inutile e priva di senso. La musica si interrompe di colpo.
Si sente un cigolio fastidioso, mi volto alla mia destra una signora fa una smorfia e si porta le mani alle orecchie, il rumore però dura meno di un secondo e poi sento una voce femminile dire un addetto al reparto televisori al plasma è atteso in corsia, poi la musica riprende ed io penso soltanto al fatto che tutti quanti i quattro componenti originari del gruppo sono morti,tutti tranne Tommy Ramone.
Una voce mi coglie alla sprovvista e invece di scansarmi e lasciare passare il carrello la latta di pomodori pelati mi cade a terra, ed io non la raccolgo, e facendo così il mio gesto diventa automaticamente attivismo politico.
Le persone adesso mi sembrano fantasmi e questo mi rilassa un pochino.
Quelli che restano in silenzio, mi sembrano tutti quanti tristi. Non guardano niente o nessuno, camminano tra le corsie velocemente, sbuffano, si lamentano con i commessi, non guardano niente o nessuno. L’avevo già detto lo so, ma lo fanno molte volte, anche adesso. Non guardano niente o nessuno e niente o nessuno sembra guardare loro. A parte me, chiaramente. Io osservo tutto quanto e registro. Prima o poi potrebbe servirmi, andare a pescare nell’archivio dei ricordi. Una frase che ho sentito un giorno, potrebbe anche salvarmi la vita, chi sa. Anche questa volta ho passato due ore sprecate e quando me ne accorgo non posso fare altro che trasformarmi in cittadino anche io e andare di corsa velocemente senza guardarmi intorno, prendere prodotti a caso dagli scaffali e gettarli dentro il carrello, andare alla cassa, sorridere, estrarre una carta, sorridere ancora,ritirare la moneta dal carrello, infilarla in tasca, mettere la prima, partire, andare a casa, provare ancora a capirci qualcosa,lavare, mangiare, aspettare, ricordare,piangere,dimenticare, dormire, rifare tutto di nuovo. Tutto di nuovo daccapo.
Fino a quando non ci sarà più niente, più niente e nessuno da capire o da rifare daccapo.

lunedì 19 gennaio 2009

Le tette di Cristina dal basso

il post sulle tette che tutti, soprattutto io, aspettavamo da tempo
Cristina studentessa è nata a Varese ventuno anni fa.Tempo fa conoscevo una tizia di Varese, gran fica.Deve essere quello che mangiano da quelle parti.Se mi legge la saluto, ciao Piera. La signorina Cristina la studentessa, dicevamo, è alta un metro e 73, pesa 57 chilogrammi ed ha una sesta di reggiseno.
La donna ideale di ogni uomo,praticamente, anche se completamente fuori da ogni fottuta e noiosissima legge delle proporzioni.Praticamente la versione in (molta) carne e (poche) ossa della mia bambola gonfiabile.
L’ho vista l’altra sera per caso in tv su di un canale mediaset.
Cristina, intendo, la mia bambola gonfiabile è da un po’ che non la vedo.
Non mi ricordo, forse l’ho prestata a qualcuno.
Io adoro le tette di Cristina la studentessa. E pensare che fino a qualche giorno fa ne ignoravo perfino l'esistenza. Non ho idea di come io abbia fatto a vivere fino ad ora, ma adesso ho finalmente una plausibile ragione per accantonare ogni proposito di farla finita.
E' stato un colpo di fulmine, amore a prima vista. Incredibile, mai capitato così.
Fin all'altro giorno io ho sempre evitato di guardare i reality come il Grande Fratello perché temevo che facendolo avrei provocato l’ improvviso annientamento per annichilimento molecolare di tutte le mie facoltà mentali, ma soprattutto della mia preziosa aurea da maledetto-attivista-alternativo-intellettuale anarchico di sinistra,ed io ho moltissimo a cuore questa posa,è la seconda cosa a cui tengo di più nella mia vita.
La prima cosa è invece la mia passione per le tette.
Mi ci sono attaccato praticamente da neonato, e non ho mai smesso.
Le tette sono la cosa più importante del mondo.
Pensateci, se non ci fossero le tette l'umanità si sarebbe estinta qualche minuto dopo la sua comparsa sulla Terra.
Intorno alle tette di solito ci sta una cosa che si chiama donna.
Questa cosa che si chiama donna di solito soffre di una roba che prende il nome di "senso di inadeguatezza".
Ella cerca in ogni momento, continuamente, l’approvazione degli altri, ma in particolare degli uomini, categoria della quale io sono per altro un indegno esponente.
La donna spesso nutre l' assurda convinzione che tale consenso possa giungerle attraverso la esasperante continua emissione di anidride carbonica, ma facendo così, altra cosa,emettendo suoni striduli e fastidiosi con la bocca, intendo, in un colpo solo raggiunge il già di per sè notevole risultato di provocare senso di fastidio,frustrazione ed estremo disagio nell’uomo e, cosa ancor più grave,contemporaneamente fa un uso assolutamente improprio delle sue labbra e della sua lingua.
La donna parla sempre troppo, qualsiasi cosa dica o dica di dire.
Persino quando fa l'amore, la donna è logorroica. Dice cose tipo: ancora, si così, non ti fermare, dio, gesù,oh, siii,metti via quella mazza da baseball, anzi no, riportala qui.
Recenti approfonditi studi in materia sono giunti alla conclusione che comportandosi in tal modo la donna cerchi di raggiungere l’obiettivo di essere accettata, amata, capita dall’uomo.
Giuro è così.
Qualcos'altro?
Questo in fondo potrebbe anche andare bene,ma è incredibilmente inutile. Una perdita di tempo.
Le donne hanno già in dotazione almeno un paio di cose già da sole tranquillamente in grado di giungere allo stesso risultato, evitando in più l'aggravarsi del fenomeno dell'effetto serra.
Si, lo so, fanno tenerezza queste cose chiamate donne,che restano imperterrite tutte quante intorno alle loro mammelle, a volte penso quasi che forse abbiano addirittura un’ anima,una coscienza, una trousse di razionalità, proprio come tutti quanti gli esseri viventi.
Io non so chi abbia messo nella testa delle donne - anche qui, come se ci fosse qualcosa che sia davvero utile da mettere dentro la loro testa, a parte il pene chiaramente - che l’uomo possa essere anche vagamente interessato alle parole che traboccano inutilmente dalle loro menti, all’intelligenza che dicono di avere, o magari ad altre futili ed accessorie questioni tipo la personalità o magari la loro fondamentale abilità nel riuscire a parlare al cellulare e contemporaneamente dipingersi le unghie dei piedi, ma questo non è importante.
Capire chi abbia messo nella testa questa convinzione, intendo. La roba di dipingersi le unghie dei piedi è una delle attività più importanti nella storia dell'uomo, e di conseguenza pure della donna.
Un altro aspetto davvero interessante è rappresentata dal fatto che per fortuna attaccate a questa cosa che si chiama donna ci stanno le zinne e così l’uomo ha modo di provare un interesse reale,un affetto sincero, tangibile, supremo, religioso verso qualcosa che in qualche modo fa,seppur vagamente, parte di loro,delle donne intendo.
Anche se di questo non ne sono proprio sicuro visto che pare che loro (le poppe), soprattutto quelle di una certa imponenza, abbiano la continua tendenza di sgusciare in bella mostra, strabordando fuori dai reggiseni, in totale disaccordo con quella cosa che sta loro appiccicata,e che si chiama donna, la quale invece, di rimando,pare sostenga in assolutamente netta contrapposizione, di voler essere invece apprezzata come, hey ascoltate non ci crederete, come: persona!
Le donne, in totale sprezzo del comune senso del pudore, asseriscono che non vi sia alcuna contraddizione in termini sul fatto che gli uomini debbano comunque essere interessati esclusivamente alla loro interiorità, a prescindere dal fatto o meno che loro abbiano chiaramente il diritto di andare in giro mezze nude, perchè sarebbe un delitto rinunciare alla loro femminilità.
Se l'uomo distoglie per qualche secondo lo sguardo dai loro occhi posandolo leggermente più in basso, allora diventano automaticamente stronzi bastardi superficiali e maiali.
Io non so cosa esse intendano realmente con interiorità, o con stronzi bastardi superficiali e maiali, ma trovo davvero difficile, in quanto uomo, seguire questa loro interessantissima teoria.
La trovo un po’ debole e contradditoria, ecco. Ci ho provato, ma niente.
Ritornando al grande fratello, in effetti, Cristina la studentessa ad un certo punto esasperata dal fatto che la gente non riesca ad apprezzarla per la sua grande abilità di risolvere equazioni di ottavo grado mentre in simultanea stappa una ceres con le chiappe, perde improvvisamente la pazienza e sbottando nei confronti degli altri concorrenti dice una roba tipo “adesso basta parlare delle mie tette, non se ne può più!", poi dopo aver intinto un dito in bocca in modo intelligente ma secsi, prende a massaggiarsi entrambi i capezzoli con fare arguto e consapevole, mentre probabilmente nel suo intimo sta riflettendo in merito al contributo dato alla drammaturgia tragica da esponenti della filosofia classica quali ad esempio Sofocle ed Eschilo.
In conclusione:
Io amo le tette perché le tette sono intelligenti,fanno compagnia ed hanno personalità e carattere da vendere, al contrario, purtroppo, di quella cosa che ci sta attaccata e che si chiama donna che invece spesso, non sempre (e con questa mi salvo, o almeno spero) dimostra di non averne proprio per niente.
E le amo così tanto, le tette, che a volte accetto di buon grado persino, pur di poterle frequentare, di accollarmi facendo buon viso, anche tutto il resto di quello che si ostinano a portarsi sempre a presso,pensate, quella cosa strana,umorale,isterica ed assolutamente incomprensibile che prende il nome di: donna.

domenica 11 gennaio 2009

Fuoco alle polveri

io, la gente, il resto del mondo.
Forse essere felici significa semplicemente non avere paura di provare a fare qualcosa di nuovo, ogni giorno.
E’ NOIOSO.
Felicità come anestetico.
Avere sempre voglia di comprare un oggetto da dimenticare a prendere polvere su qualche mensola.
O almeno non fermarsi mai di cercare qualcosa ovunque.
Ho passato gli ultimi giorni del vecchio anno a morire più lentamente del solito.
Ed i primi del nuovo a rifiutare qualsiasi cosa.
Adesso ho paura di riuscire ad abituarmi a me stesso, e di restare intrappolato in una meta dimensione socio parallela in continuo loop sensoriale in assenza di gravità iper spaziale.
Qualsiasi cosa significhi quello che ho scritto, non credo che sarei in grado di risolvere una situazione del genere.
E’ che è così terribilmente complicato stare dietro a tutto, a tutti.
La Terra gira su sé stessa a migliaia di chilometri all’ora, per forza che il mondo fa vomitare.
Le persone si aspettano sempre qualcosa da te, e poi pretendono anche che tu sappia esattamente che cosa senza darti neanche un piccolo indizio che ti sia utile a scoprirlo.
La gente e le sue assurde pretese.
Non si può mai sbagliare.
Fai dieci cose giuste, nessuno se ne accorge.
Appena ne svacchi una, è la terza guerra mondiale.
Persone.
Pretendono attenzione continua.
Che ricordi il loro nome.
Senza permetterti neanche di comperare vocali.
E’ impossibile essere felici, nel ventunesimo secolo.
Con la televisione e tutto che ti bombarda di notizie a sirene spiegate, che alla fine anche se accosti, ti passa comunque attraverso lo stesso.
Vorrei farmi ibernare con il pene in erezione.
Farmi scongelare tra novemila anni, da uno scarafaggio gigante.
“Jksal alfdaf dawekdasf gwhtf”
“Come dici, amico?”
Avere solo tanta fame e nessun piano preciso,vedere che succede, come adesso.
Riesco a distruggere le cose ad una velocità impressionante.
Poi però non ho voglia di ricostruire.
Per reazione, se hai meno di cinquantanni, te ne fotti.
Fai quello contro.
Contro il sistema, contro il governo, contro te stesso.
Inizi a sedici anni.
Casualmente ti interessi ai ragazzi caduti durante la repubblica di Salò.
Quelli che stavano dalla parte sbagliata.
Ma sbagliata secondo quale punto di vista? Ti chiedi.
Forse, in fondo, erano soltanto militari che facevano il loro mestiere, dice una voce dentro di te.
Eseguivano ordini.
Dipende tutto da come finisce.
Se vinci sei un eroe.
Se perdi un criminale di guerra.
Ma tranquillo che cinquanta anni dopo ci sarà sempre qualcuno che dirà che le cose sono andate diversamente.
Guardo la televisione e mi nutro esclusivamente di apatia, disillusione e frutta secca.
Ci sono i razzi israeliani che colpiscono la striscia di Gaza.
Missili circoncisi.
Sbadiglio.
Quando ero piccolo ero convinto che se mi fossi messo di impegno, a pensarci intensamente per una settimana intera, avrei risolto da solo la questione palestinese.
Già il quarto giorno la soluzione mi fu evidente.
Bastava costruire una grande città sotterranea.
Sopra ci sta un popolo, sotto ci sta un altro.
Con già in mente alcuni passaggi del discorso che avrei fatto a breve in occasione del ricevimento del premio nobel per la pace, corsi a dirlo a mio padre.
Egli mi fece notare che nessuno dei due popoli avrebbe mai acconsentito a vivere sotto terra, come talpe.
Per lo meno, non da vivi.
Trovavo davvero assurdo il modo di ragionare degli adulti, ed avevo ragione.
I bambini hanno una saggezza che si esaurisce man mano che si cresce.
Si chiama entusiasmo.
Io l’ho esaurito in un colpo solo quella volta.
Per colpa di mio padre.
Sono passati più di ventanni e lui è ancora molto più vecchio di me.
Gli sta bene. Così impara.

mercoledì 7 gennaio 2009

Prendere la rincorsa da fermo

"Fatela a pezzi!"
[O-Ren Ishii]

Questa mattina sono andato a rileggermi il primo post che ho scritto lo scorso anno, nel mio precedente blog. Sono rimasto inorridito nel riscontrare che avrei potuto scrivere più o meno le stesse cose oggi, con praticamente le stesse parole che rispecchiano in definitiva le medesime sensazioni che provo ora.
Questo significa che: o io sono sempre avanti di almeno un anno rispetto pure a me stesso, oppure che la mia vita è sempre uguale.
Credo che la prima ipotesi sia quella che si avvicina meno alla realtà, ed è quindi per questo proprio quella che prenderò come maggiormente plausibile.
Probabilmente sto alle pezze, chiedo scusa a chi ha già letto lo scorso anno, il mio riciclare me stesso è qualcosa di imperdonabile (vorrà dire che questo post non ve lo farò pagare), ma mi andava di riprendere qualcuna di quelle stesse parole e riproporle in grassetto con qualche aggiunta e variazione. Come quando traslochi e anche se hai deciso di cambiare completamente arredamento, qualche cosa del vecchio appartamento te la porti comunque, perchè ci sei affezionato e ti aiuta a superare quell'iniziale momento di estraneità e senso di smarrimento che si prova sempre nei primi giorni di adattamento alla nuova abitazione. Portate pazienza, questo tra l'altro è sempre un ottimo consiglio da dare, soprattutto a sé stessi,e sarà uno dei buoni propositi che cercherò di mantenere quest'anno, per il bene di tutti. Soprattutto del mio.
Io i primi giorni dell'anno sono inevitabilmente parecchio depresso. Da quando ne ho memoria è sempre stato così. Poi dopo qualche giorno ritorno allo stato di desolante disperazione abituale. E' che sento la pressione di ricominciare di nuovo tutto con un rinnovato slancio. Come prendere la rincorsa da fermo.
[prendere la rincorsa da fermo, ma come mi vengono?]
Oggi nevica e la neve è secondo me una di quelle cose che ti rende allegro se un po' già lo sei di tuo ed invece ti intristisce ulteriormente se già sei un po' così. Come l'hashish o il barolo chinato.
Di neve questa mattina ne scende parecchia di più di quella che ho mai visto cadere qui a Torino, da quando ne ho memoria.
Mentre cerco di raggiungere il lavoro con l’autobus più lento del mondo,mi capita di dare un occhiata fuori e mi viene improvvisamente in mente quella scena di Kill Bill di Tarantino, dove c'è Lucy Liu, che è una delle più belle creature che siano mai state scaraventate fuori da una vagina,che interpreta il fantastico personaggio O-Ren Ishii. Presente la scena dove c’è lei vestita da geisha con la spada alzata e lo sguardo concentrato dei suoi occhi mandorlati, in plastica posa e con aria impassibile e fiera,in attesa dell'inizio dell'imminente combattimento contro Uma Thurman, altra bella creatura-scaraventata-vagina etc. ? [foto in alto a sx, npgi - nota per gli imbecilli]
L'immagine è davvero molto suggestiva.
C'è la neve che scende,due fiche mondiali che si apprestano a duellare e tutto intorno è ricoperto di bianco e poi quando cominciano a danzare nella neve, si sente solo il frussscio delle loro spade.
Meraviglioso.
Poi io ad un certo punto mi sono messo ad immaginarmele entrambe senza vestiti, e il combattimento durava molto di più che nel film,ed era anche leggermente diverso, ad un certo punto comparivo pure io con la mia spada, insomma ci siamo capiti, e così è capitato che quando sono tornato alla triste realtà, mi sono reso conto atterrito di avere superato, diciamo di ehmmm.. tre/quattro fermate,ecco, quella in cui dovevo scendere. Allora sono poi ritornato indietro a piedi con un evidente rigonfiamento all'altezza del pacco, e questa poi,la prima quella del ritornare indietro, non quella del pacco,o anche quella fate voi, può pure essere una cosa che,volendo, ha pure una sua valenza intrinsecamente metaforica, che però in questo momento non ho per niente voglia di approfondire.