domenica 26 luglio 2009

Tlin non lo so

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C’è la morte dappertutto. Le interruzioni sono affare suo e lei lo sa. Si stacca,trasuda dalle pareti, schiocca come le calamite da frigo oppure fa il rumore come di piedi nudi che calpestano l’acqua a bordo piscina. Io ho bisogno di pornografia. C’è troppo senape, qui, e ci si strozza, si respira troppo in fretta e quasi sempre a vuoto. Il caldo è solo caldo. Tranquillo. Quasi caustico. Non fa particolarmente male. Non è un argomento di conversazione. I miei gesti sono fiacchi. L’umidità si deposita sulla fronte e crea goccioline di sudore che allargano la macchia scura che mi si è formata sotto le ascelle. Mi viene in mente che, quando sono molto nervoso o fa tanto caldo, mi sudano le ascelle.Si, mi sudano le ascelle, sia quella destra che quella sinistra, ma una delle due fa una chiazza più larga dell’altra. Non ricordo quale delle due. Io sparisco e quando torno ho un’altra maglietta. C’è il silenzio della musica. Sigarette e spirali di fumo che salgono e scompaiono come fantasmi oltre il soffitto. Ognuno parla e comunica urgenza di definire un concetto impellente, e fissa il proprio universo interiore come se avesse due piccoli specchietti applicati sulle palpebre. Mi rendo conto che non sono capace di spiegare le cose che mi sono accadute. Neanche a me stesso. Figuriamoci agli altri. Ogni volta le racconto in modo diverso, come se parlassi di qualcun altro. Ci sono sempre particolari che non tornano, che non si incastrano bene. In quei momenti capita sempre che il mio interlocutore mi sepellisca sotto mille domande perchè non capisce,denuncia incoerenze o falle narrative.Anche il ritmo, pure quello non va mai bene. Io trovo davvero faticoso rispondere e poi riprendere poi il filo del discorso, finisce sempre che mi invento un finale diverso, tanto per accelerare. Le persone, non ci voglio più pensare. Solo estranei.Mi fa male,tanto male, essermi staccato delle parti importanti di me ed averle regalate ad estranei.Come sperma alle ortiche. Ci sono solo io, tutto bucherellato. Tutta colpa di. La necessità di tutto il resto. Io voglio, io voglio, io voglio. Io non voglio dare più niente di me a nessuno.

Ho paura di restare da solo per sempre.
Probabilmente allora ci rimarrai.
Grazie. Ti adoro.
Non c’è di che. E’ vero. Sei tu che decidi. Se pensi questo di te allora andrà per forza così.
Brindiamo.
Le sue sopracciglia si dilatano in un arco di peli radi e ben definiti, e quando mi chiede senza parlare che cosa significa, se sono impazzito o cosa: io sollevo di nuovo il bicchiere e lo faccio collidere dolcemente con il suo e poi rispondo che non lo so.
Tlin non lo so.
In realtà quelli come te lo saranno sempre, soli.
Perché?
Perché gli manca qualcosa, non hanno il pezzo che serve per stare bene con se stessi e con gli altri.
Il pezzo? Quale pezzo?
Si, il pezzo della felicità. Più o meno.
Uhmm. E tu invece, tu ce l’hai questo pezzo?
Io si. Vuoi vederlo?

giovedì 9 luglio 2009

A me mancano gli argini

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Ieri ho preso la mia chitarra acustica, era un po' che non la suonavo. Era tutta scordata, faceva un suono terribile.Non sono io che non sono più capace a suonare :-) Le note che uscivano dalla cassa mi graffiavano l'anima, era come viaggiare nel tempo, lasciarsi annegare dai ricordi. Ci ho messo parecchio ad accordarla,chi suona la chitarra sa quanto è noioso farlo, ma comunque alla fine il suono non era lo stesso perfetto ed allora dopo un po' mi sono stufato, ho riposto lo strumento nella custodia e buona notte. I rapporti con le persone seguono le stesse dinamiche. Vanno coltivati. Loro cambiano, i sentimenti ci mettono poco a diventare altro o anche niente, sfumano via. Ci va impegno,è faticoso, bisogna ricostruire ogni giorno e venirsi incontro reciprocamente,ingoiare rospi, fare delle cose insieme. Altrimenti ognuno si porta dietro la propria delusione e quella si mangia tutti i ricordi. Non è giusto, lo so, ma succede ogni giorno. Benvenuto sul pianeta terra. Le persone che ricordavamo non sono più le stesse di un tempo, seguono altre priorità, altri percorsi, spesso non sono più i nostri. Vengono rapiti dagli alieni. Fanno entrare nel loro mondo delle persone che noi non conosciamo neanche, li invitano nella loro vita a prendere il nostro posto, noi facciamo lo stesso. Ce ne accorgiamo magari dopo tanto tempo, perchè cambiare idea sugli altri o su se stessi è doloroso. Abbiamo bisogno di punti fermi, di scolpire abitudini consolidate e rassicuranti. E' anche una questione di tempismo, proprio quello che non ho. Quando le persone ci sono particolarmente care inghiottiamo amarezze per loro, perchè ci sembra giusto così, ma non è vero, non lo è mai giusto. Niente è giusto o sbagliato. Abbiamo così tanto bisogno di punti fermi che ci lasciamo accarezzare dal passato ma il passato che ritorna è soltanto un surrogato privo del gusto originale e le sue mani sono composte da dita fatte di lame che ci sfregiano il cuore. Lo sentiamo, lo sappiamo benissimo che non è più lo stesso e che suonare uno strumento scordato dal tempo non produce della buona musica. Abbiamo tutti bisogno di suonare buona musica, è una cosa importante. Ma per suonare buona musica bisogna essere in tanti o almeno in due e poi bisogna trovarsi in sintonia e seguire lo stesso spartito, le stesse note, lo stesso ritmo. Io poi sono sempre stato un solista stonato...
Ieri poi mi è anche venuta improvvisamente la voglia di andare a comprare la tua rivista preferita perchè volevo vedere con i miei occhi le stesse cose che vedevano i tuoi. Mi ricordavo perfino il nome, erano anni che non ci pensavo. Tra quelle pagine c'era la lettera di un uomo di 39 anni che diceva di avere un buon impiego e che la sua vita era abbastanza soddisfacente e che si sentiva realizzato, e...non aveva rapporti con le donne da quindici anni. L'ultima volta che era stato con una donna non era andata molto bene e allora aveva smesso. Ci teneva a specificare che non era attratto dagli uomini e che non aveva nulla in contrario verso chi nutriva attrazione verso quelli dello stesso, semplicemente lui no. Si chiedeva se tutto sommato potesse anche andare bene così, considerato che non sentiva particolarmente la mancanza dell'altra metà del cielo. Ho pensato ai miei ultimi 15 anni ed al fatto che se anche io avessi fatto come lui,non avessi frequentato nessuna donna, probabilmente adesso non sarei così: completamente andato di testa. Sarei una persona equilibrata e tutto il resto. Però è anche vero che non saprei di cosa scrivere, anzi probabilmente non avrei neanche motivo di farlo.

venerdì 3 luglio 2009

Il gusto di ieri

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Uno squarcio nel cielo, quando gli angeli iniziano ancora a strizzare le nuvole io riprendo a ingoiare delle gocce salate che mi solcano il viso come piccole lumache ed io le succhio direttamente dalle labbra. Una spada nella gola mi provoca violenti conati che provo a mascherare con colpi di tosse mentre accendo una sigaretta, nessuno si accorge di niente ed io non mi sento né meglio né peggio perché sono invisibile.
Voglio solo che questa giornata finisca. Voglio soltanto riuscire a dormire. Non sognare niente, se possibile. Niente. Non voglio niente.
Il paesaggio tutto attorno è composto da alberi grandi che si stagliano nel vuoto ed i rami attaccati sembrano uncini e le fronde impiccati. Tutto quanto mi appare come fossi in un film ma dove io non sono l’attore principale e non prenderò mai un oscar o nemmeno un premio speciale, anzi forse muoio ancora prima della fine dei titoli di testa, quando tutti sono ancora in bagno a pisciare, oppure dietro il bancone dell’atrio del cinema, a comprare i pop corn.
Un aereo irrompe da dietro una gigantesca nuvola nera.
Lo guardo e mi concentro. Non riesco a farlo precipitare sulla mia testa e la frustrazione che provo ha un qualcosa di tenero e viscerale, come quando mi capita di non riuscire a sapere come affrontare le cose ed allora semplicemente le ignoro.
L’acqua mi cola copiosa sulla faccia ed io mi sento nel posto sbagliato e la sensazione mi conforta e mi avvolge.
Ci sei tu dappertutto e le voci del tempo ed odori che mi riportano indietro,ma questa volta mi pizzicano soltanto. Mentre vomito allusioni che non riesco mai a rendere abbastanza plausibili, un uomo sul palco dice che fa male qualcosa che non riesco a capire e la sua chitarra mi gratta lo sterno. Tutti quanti urlano e fanno finta di capirci qualcosa, forse perché sono ancora lontani dall’età della consapevolezza che niente di niente ha in realtà nessun senso e che questo comunque non è neanche poi così male.
Prendo una birra che ha un pessimo sapore e la pago quattro euro.
Spruzzo autan addosso ad una tizia e la cosa mi fa ridere e allora le sorrido chiedendole scusa, lei nemmeno risponde e rimane soltanto a fissarmi come se fossi una persona orribile ed io mi chiedo come diavolo faccia a saperlo.
Le zanzare non mordono.
La mia amica è dipinta di abitudine. Lei dice quello che io mi aspetto che dica ed io faccio altrettanto.
La musica non mi piace, forse perché niente mi emoziona o mi stimola più.
Un altro aereo sbuca da un’altra nuvola nera. Strizzo gli occhi e cerco di tirarlo giù. Quello niente. Sparo fili di acciaio dagli occhi. Il rombo di un tuono si mescola con la chitarra distorta che ascolto. Ha smesso di piovere. Domani devo fare qualcosa. Ogni giorno, dico ogni giorno lo stesso. Poi mi passa e nemmeno mi ricordo chi sono. Uno specchio riflette il volto di una persona che mi somiglia ed io mi chiedo come ho fatto a precipitare così in basso. Io lo chiedo a me stesso anche se già conosco la risposta. La risposta è non importa. Domani, domani succederà qualcosa di fondamentale. Non ci credo nemmeno io però aspetto. Aspetto di trovare ancora qualche parola da ingoiare come acido solforico ed intanto la noia non muore e si mangia ogni cosa.
Mentre mastico il mio tempo quello ha perso il gusto di una volta come gomma da masticare che ho succhiato e che non riesco più a sputare.