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C’è la morte dappertutto. Le interruzioni sono affare suo e lei lo sa. Si stacca,trasuda dalle pareti, schiocca come le calamite da frigo oppure fa il rumore come di piedi nudi che calpestano l’acqua a bordo piscina. Io ho bisogno di pornografia. C’è troppo senape, qui, e ci si strozza, si respira troppo in fretta e quasi sempre a vuoto. Il caldo è solo caldo. Tranquillo. Quasi caustico. Non fa particolarmente male. Non è un argomento di conversazione. I miei gesti sono fiacchi. L’umidità si deposita sulla fronte e crea goccioline di sudore che allargano la macchia scura che mi si è formata sotto le ascelle. Mi viene in mente che, quando sono molto nervoso o fa tanto caldo, mi sudano le ascelle.Si, mi sudano le ascelle, sia quella destra che quella sinistra, ma una delle due fa una chiazza più larga dell’altra. Non ricordo quale delle due. Io sparisco e quando torno ho un’altra maglietta. C’è il silenzio della musica. Sigarette e spirali di fumo che salgono e scompaiono come fantasmi oltre il soffitto. Ognuno parla e comunica urgenza di definire un concetto impellente, e fissa il proprio universo interiore come se avesse due piccoli specchietti applicati sulle palpebre. Mi rendo conto che non sono capace di spiegare le cose che mi sono accadute. Neanche a me stesso. Figuriamoci agli altri. Ogni volta le racconto in modo diverso, come se parlassi di qualcun altro. Ci sono sempre particolari che non tornano, che non si incastrano bene. In quei momenti capita sempre che il mio interlocutore mi sepellisca sotto mille domande perchè non capisce,denuncia incoerenze o falle narrative.Anche il ritmo, pure quello non va mai bene. Io trovo davvero faticoso rispondere e poi riprendere poi il filo del discorso, finisce sempre che mi invento un finale diverso, tanto per accelerare. Le persone, non ci voglio più pensare. Solo estranei.Mi fa male,tanto male, essermi staccato delle parti importanti di me ed averle regalate ad estranei.Come sperma alle ortiche. Ci sono solo io, tutto bucherellato. Tutta colpa di. La necessità di tutto il resto. Io voglio, io voglio, io voglio. Io non voglio dare più niente di me a nessuno.
C’è la morte dappertutto. Le interruzioni sono affare suo e lei lo sa. Si stacca,trasuda dalle pareti, schiocca come le calamite da frigo oppure fa il rumore come di piedi nudi che calpestano l’acqua a bordo piscina. Io ho bisogno di pornografia. C’è troppo senape, qui, e ci si strozza, si respira troppo in fretta e quasi sempre a vuoto. Il caldo è solo caldo. Tranquillo. Quasi caustico. Non fa particolarmente male. Non è un argomento di conversazione. I miei gesti sono fiacchi. L’umidità si deposita sulla fronte e crea goccioline di sudore che allargano la macchia scura che mi si è formata sotto le ascelle. Mi viene in mente che, quando sono molto nervoso o fa tanto caldo, mi sudano le ascelle.Si, mi sudano le ascelle, sia quella destra che quella sinistra, ma una delle due fa una chiazza più larga dell’altra. Non ricordo quale delle due. Io sparisco e quando torno ho un’altra maglietta. C’è il silenzio della musica. Sigarette e spirali di fumo che salgono e scompaiono come fantasmi oltre il soffitto. Ognuno parla e comunica urgenza di definire un concetto impellente, e fissa il proprio universo interiore come se avesse due piccoli specchietti applicati sulle palpebre. Mi rendo conto che non sono capace di spiegare le cose che mi sono accadute. Neanche a me stesso. Figuriamoci agli altri. Ogni volta le racconto in modo diverso, come se parlassi di qualcun altro. Ci sono sempre particolari che non tornano, che non si incastrano bene. In quei momenti capita sempre che il mio interlocutore mi sepellisca sotto mille domande perchè non capisce,denuncia incoerenze o falle narrative.Anche il ritmo, pure quello non va mai bene. Io trovo davvero faticoso rispondere e poi riprendere poi il filo del discorso, finisce sempre che mi invento un finale diverso, tanto per accelerare. Le persone, non ci voglio più pensare. Solo estranei.Mi fa male,tanto male, essermi staccato delle parti importanti di me ed averle regalate ad estranei.Come sperma alle ortiche. Ci sono solo io, tutto bucherellato. Tutta colpa di. La necessità di tutto il resto. Io voglio, io voglio, io voglio. Io non voglio dare più niente di me a nessuno.
Ho paura di restare da solo per sempre.
Probabilmente allora ci rimarrai.
Grazie. Ti adoro.
Non c’è di che. E’ vero. Sei tu che decidi. Se pensi questo di te allora andrà per forza così.
Brindiamo.
Le sue sopracciglia si dilatano in un arco di peli radi e ben definiti, e quando mi chiede senza parlare che cosa significa, se sono impazzito o cosa: io sollevo di nuovo il bicchiere e lo faccio collidere dolcemente con il suo e poi rispondo che non lo so.
Tlin non lo so.
In realtà quelli come te lo saranno sempre, soli.
Perché?
Perché gli manca qualcosa, non hanno il pezzo che serve per stare bene con se stessi e con gli altri.
Il pezzo? Quale pezzo?
Si, il pezzo della felicità. Più o meno.
Uhmm. E tu invece, tu ce l’hai questo pezzo?
Io si. Vuoi vederlo?
